201707.31
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Revisione delle direttive in materia di diritto dei consumatori – La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica

Il 30 giugno 2017 la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su possibili modifiche legislative mirate in alcune delle principali direttive in materia di diritto dei consumatori nell’Unione europea. La consultazione fa seguito alla pubblicazione, a fine maggio 2017, dei risultati di un’analisi della Commissione sull’adeguatezza della disciplina dei diritti dei consumatori e delle pratiche commerciali e di una valutazione della direttiva sui diritti dei consumatori.

L’analisi si è incentrata sulle seguenti sei direttive orizzontali in materia di consumatori e pratiche commerciali:

la direttiva sulle pratiche commerciali scorrette (2005/29/CE, “UCPD”),
la direttiva sulle clausole contrattuali abusive (93/13/CEE, “UCTD”),
la direttiva sull’indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori (98/6/CE, “PID”),
la direttiva sulla vendita e sulle garanzie dei beni di consumo (1999/44/CE, “CSGD”),
la direttiva sui provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori (2009/22/CE, “ID”),
la direttiva sulla pubblicità ingannevole e comparativa (2006/114/CE, “MCAD”).

Le sei direttive coprono insieme tutte le fasi delle transazioni tra professionisti e consumatori, a partire dalla pubblicità fino alla conclusione del contratto e all’esecuzione dello stesso. In particolare, la direttiva sui provvedimenti inibitori contiene le norme procedurali in caso di violazione dei diritti dei consumatori, mentre le altre cinque direttive stabiliscono diritti e obblighi sostanziali.

L’analisi della Commissione ha evidenziato che, sebbene la disciplina a tutela dei consumatori dimostri di funzionare, è tuttavia opportuno qualche aggiustamento, soprattutto per quanto riguarda l’enforcement dei diritti e l’adeguamento delle regole al mercato digitale.

La consultazione pubblica della Commissione intende quindi raccogliere le opinioni delle parti interessate su possibili modifiche legislative che riguardano in particolare:

una maggiore trasparenza sull’identità e sulla qualità dei soggetti (professionista o consumatore) con i quali i consumatori concludono contratti di acquisto su piattaforme online e sull’applicabilità o meno del diritto dei consumatori a tali contratti;
l’estensione di alcuni diritti dei consumatori ai contratti per i servizi online in cui i consumatori forniscono dati invece di pagare un corrispettivo in denaro;
i mezzi di ricorso a disposizione dei consumatori danneggiati da pratiche commerciali scorrette;
sanzioni finanziarie più proporzionate, efficaci e dissuasive nel caso di violazioni della normativa a tutela dei consumatori;
la semplificazione di alcune norme e di alcuni requisiti.

Nel questionario a base della consultazione la Commissione ha inserito anche domande sulle normative nazionali che vietano le vendite porta a porta.
La consultazione scade l’8 ottobre 2017.
Per saperne di più e per partecipare alla consultazione pubblica clicca qui.
Per l’analisi della Commissione europea delle norme UE in materia di consumatori clicca qui.

201707.31
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La parte assente in primo grado può produrre documenti in appello

Sebbene preesistenti al giudizio svoltosi dinanzi alla Ctp, è la previsione di una norma “speciale” in ambito tributario a consentirne la presentazione in sede di gravame.
È ammissibile la produzione documentale, volta a provare la notificazione degli “atti presupposti” degli atti riscossivi impugnati, effettuata per la prima volta nel secondo grado di giudizio da parte dell’agente della riscossione rimasto “contumace” nel primo.

Lo ha statuito la Corte di cassazione, sezione VI, nell’ordinanza 17120 dell’11 luglio 2017.

201707.31
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L’avvocato ha l’obbligo di restituire la documentazione ricevuta per l’espletamento del mandato

E’ sanzionabile l’avvocato che ometta di restituire al cliente la documentazione ricevuta per l’espletamento del mandato. Esso, infatti, ai sensi degli artt. 2235 c.c., 42 c.d. (ora, 33 ncdf) e 66 del R.d.l. n. 1578/33, “non ha diritto di ritenere gli atti e i documenti di causa, ne può subordinarne la restituzione al pagamento delle spese e dell’onorario”.
Questo il principio contenuto nella sentenza n. 41 del 4 aprile 2017 del Consiglio Nazionale Forense.

201707.31
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Nek, sì all’utilizzo nome del gruppo dopo lo scioglimento

È legittimo l’utilizzo dello pseudonimo Neck da parte del cantante Filippo Neviani dopo lo scioglimento del gruppo. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza n. 18956 di oggi, confermando le pronunce di merito che avevano rigettato le richieste di risarcimento del danno e divieto di utilizzo del nome d’arte, sollevate da un ex componente della band con funzioni di «compositore organizzatore». Secondo i giudici infatti «lo pseudonimo è tutelabile soltanto se corrispondente ad un uso effettivo …

201707.31
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Insinuazione al passivo dello studio associato, la prestazione professionale del singolo va dimostrata

La domanda di insinuazione al passivo fallimentare proposta da uno studio associato fa presumere l’esclusione della personalità del rapporto d’opera professionale da cui quel credito è derivato, e, dunque, l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio ex art. 2751-bis Cc, n. 2, salvo – peraltro – che l’istante dimostri che il credito si riferisca a una prestazione svolta personalmente dal professionista, in via esclusiva o prevalente, e sia di pertinenza dello stesso professionista, …

201707.30
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Contratti a distanza e fuori dai locali commerciali – AGCM sanziona le principali compagnie telefoniche per condotte illecite in violazione delle norme del Codice del consumo

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha irrogato alle principali compagnie telefoniche (Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali) sanzioni per un totale di 9.000.000 euro per aver adottato condotte illecite in violazione delle norme del codice del consumo di recepimento della direttiva 2011/83/UE del 25 ottobre 2011 (c.d. direttiva “Consumer rights”), nell’ambito della commercializzazione a distanza, online o al telefono, o fuori dei locali commerciali (presso gli stand ad esempio) di servizi di telefonia fissa e/o mobile.

I casi riguardano principalmente la prassi seguita dagli operatori del settore di dare inizio all’esecuzione del contratto, procedendo all’avvio del processo di attivazione della linea e/o di migrazione da altro operatore, durante la pendenza del termine di 14 giorni previsto per esercitare il diritto di recesso (c.d. periodo di ripensamento) senza acquisire un’espressa richiesta in tal senso da parte del consumatore.

Il codice del consumo, diversamente, prevede che l’esecuzione del contratto durante il periodo di recesso sia sottratta alla sfera decisionale delle aziende, disciplinandola come una opzione rimessa alla decisione del solo consumatore che, qualora interessato, dovrà farne espressa richiesta, senza che la conclusione del contratto possa in alcun modo essere condizionata dall’assenza di tale volontà.
In tutti e 5 i casi l’Autorità ha accertato l’adozione da parte degli operatori di almeno tre condotte illecite in violazione dei requisiti informativi e formali fissati dalla disciplina:

l’assenza dell’informativa richiesta dal codice del consumo, nel sito web e nelle condizioni generali di contratto, sia in merito al regime dei costi praticato nel caso di esecuzione anticipata del contratto e di successivo recesso del consumatore, sia in merito alla circostanza che eventuali costi sono dovuti solo nel caso in cui l’anticipazione sia stata espressamente richiesta dal consumatore;
la conclusione di contratti online, al telefono o fuori dei locali commerciali procedendo all’avvio delle c.d. procedure di provisioning di attivazione di una nuova linea fissa o di migrazione da altro operatore in assenza dell’autonoma richiesta esplicita del consumatore prevista dalla normativa e, in ogni caso, senza metterlo nella condizione di poter liberamente scegliere tale opzione e di poter concludere il contratto a distanza o fuori dei locali commerciali in assenza di tale volontà; in caso di esercizio del diritto di ripensamento,
l’addebito o la previsione di costi non dovuti in assenza della predetta informativa e/o della richiesta esplicita.

Approfittiamo per ricordare che il D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, di recepimento in Italia della direttiva 2011/83/UE del 25 ottobre 2011 sui diritti dei consumatori (c.d. Consumer rights), ha apportato sostanziali modifiche al Codice del consumo relative ai contratti a distanza e ai contratti conclusi fuori dai locali commerciali.
Queste le principali novità:

obbligo di informativa precontrattuale: l’obbligo più gravoso rispetto al precedente, riguarda l’identità del professionista, caratteristiche del prodotto o del servizio, modalità di pagamento, garanzie a favore del consumatore;
obbligo di forma scritta e di linguaggio chiaramente comprensibile;
diritto di ripensamento: il consumatore. se correttamente informato dell’esistenza di tale diritto, può, unilateralmente, entro 14 giorni (in precedenza erano 10 giorni) e, senza dover fornire alcuna giustificazione al venditore, recedere dal contratto; se non informato il termine per ripensarci si allungherà a 12 mesi (contro gli attuali 60 giorni dalla conclusione del contratto e i 90 dalla consegna del bene);
restituzione del prodotto: quale logica conseguenza dell’esercizio del diritto di ripensamento, il consumatore ha la possibilità di restituire il prodotto, anche se deteriorato, essendo ritenuto responsabile soltanto per la diminuzione del valore.
Le nuove disposizioni sono entrate in vigore il 14 giugno 2014.

Per saperne di più e accedere al sito dell’AGCM clicca qui.
Per scaricare il testo della Direttiva 2011/83/UE clicca qui.
Per scaricare il testo del D.Lgs. n. 21/2014 clicca qui.
Per una guida sulle tutele dei consumatori stabilite dalla normativa europea recepita in Italia dal D.Lgs. n. 21/2014 clicca qui.

201707.30
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Donazione con bonifico nulla per mancanza di atto pubblico

La Corte di Cassazione Civile, con la sentenza n. 18725 del 27 luglio 2017 ha chiarito che è nulla la donazione effettuata con bonifico, compiuta a titolo di liberalità, per la mancanza del requisito della forma dell’atto pubblico.
Secondo la Suprema Corte infatti “Il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l’esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica ad esecuzione diretta; ne deriva che la stabilità dell’attribuzione patrimoniale presuppone la stipulazione dell’atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l’ipotesi della donazione di modico valore”.